Diabesità è il termine di nuovo conio che identifica uno dei campi di indagine su cui converge l’interesse scientifico dell’Italian Diabetes & Obesity Barometer Report. Giunto alla sua undicesima edizione, il corposo documento promosso da IBDO, Italian Barometer Diabetes Observatory Foundation, è stato recentemente pubblicato e illustrato dal nutrito gruppo di esperti del diabete partecipanti alla sua stesura. Anche quest’anno il team di CORESEARCH, guidato da Antonio Nicolucci, ha contribuito al Report.

La compresenza di diabete e obesità, la “diabesità” appunto, riguarda ormai due milioni di Italiani, prevalentemente colpiti da diabete di tipo 2. Un numero preoccupante se si fa riferimento al rilievo Istat 2016 che stima in tre milioni e duecentomila le diagnosi accertate di diabete nel nostro Pease.

L’obesità di per sé costituisce uno dei più rilevanti fattori di rischio per il diabete. E il Report testimonia che il 44% dei casi di diabete di tipo 2 sia attribuibile a uno stato di obesità o sovrappeso. Inoltre, viene documentato che rispetto a una persona con diabete e di peso normale, il paziente con diabete e in sovrappeso ha un rischio raddoppiato di morte entro 10 anni. Tale rischio, poi, aumenta di ben quattro volte se la persona con diabete è obesa.

Un aspetto fortemente caratterizzante il lavoro svolto nella nuova edizione del rapporto è il focus analitico relativo alla situazione diabete nelle varie regioni d’Italia. Le statistiche vanno a definire un quadro molto variegato con molti aspetti sorprendenti, talvolta particolarmente critici.

A livello territoriale è evidente un gradiente Nord-Sud, per il quale i tassi di prevalenza del diabete sono pari al 5,9% nel Sud, rispetto al 4,0% nel Nord-ovest e al 4,1% nel Nord-est. I valori più elevati della media Italia si evidenziano in Calabria, Basilicata, Sicilia, Campania, Puglia, Abruzzo, ma anche in alcune regioni del Centro come il Lazio; quelli più bassi nelle province autonome di Trento e Bolzano e Liguria. Anche per la mortalità la geografia resta simile, con una maggiore penalizzazione del Mezzogiorno.

L’insorgenza del diabete è favorita da abitudini e stili di vita poco salutari quali sedentarietà e cattiva alimentazione, che possono determinare obesità o scarsa attenzione ai controlli dello stato di salute.

A tal proposito, il Report correttamente pone l’accento sul tema dell’obesità infantile, con un andamento regionale in linea col gradiente Nord-Sud osservato. L’incidenza della rischiosa condizione a carico dei giovanissimi è particolarmente diffusa nelle regioni meridionali: Campania (36,1%), Molise (31,9%), Puglia (31,4%), Basilicata (30,3%) e Calabria (30%) rispetto a valori sensibilmente inferiori quali quelli osservati nelle province autonome di Trento e Bolzano (15,4%).

Inoltre, i gruppi sociali più colpiti dal diabete sono quelli con un basso titolo di studio o risorse economiche scarse o insufficienti.

Un adeguato approccio metodologico e statistico ha permesso di delineare l’identikit socioeconomico della persona a rischio diabete. Tale rischio risulta doppio tra gli adulti di 45 anni e oltre con al massimo la licenza media rispetto ai laureati e aumenta di circa il 20% tra chi giudica scarse o insufficienti le risorse economiche della propria famiglia. Un tema ulteriore offerto dalle pagine del Report è quello della valutazione del legame tra vita urbana e le condizioni di diabete di tipo 2 e obesità. Oggi, i 2/3 delle persone con diabete vivono nelle grandi città e il cosiddetto urban diabetes è un problema emergente di sanità pubblica anche in Italia considerando che nelle 14 città metropolitane risiede il 36% della popolazione del Paese e circa 1,2 milioni di persone con diabete.

Con la dottoressa Maria Chiara Rossi di CORESEARCH, tra gli autori del Barometer Report, si è avuta occasione di approfondire aspetti di interesse emergenti dal documento.

Dottoressa Rossi, rispetto alle evidenze emerse già nel Report dello scorso anno, quali sono le principali novità e quali le conferme della nuova edizione?

In sostanza, viene purtroppo confermato un trend in costante ed allarmante aumento della prevalenza di diabete ed obesità: questo costituisce un serio rischio per la salute di milioni di cittadini italiani (oltre 4 milioni nei prossimi anni) e la sostenibilità del sistema sanitario nazionario. Il Report, tuttavia, si basa su un sistema di raccolta e revisione di dati clinici e socio-culturali che va a formare uno strumento approfondito di mappatura del problema e di stimolo all’adozione di possibili soluzioni.

E’ rilevante che il report dia largo spazio alla fotografia analitica del diabete nelle singole realtà regionali. Perché si è reso necessario tale approccio di studio?

Il Barometer Report è davvero un ottimo punto di partenza per identificare le aree prioritarie di intervento per arginare la pandemia di diabete ed obesità. Chiaramente è necessario agire sui fattori di rischio, quali gli stili di vita non corretti e le barriere socio-culturali. I problemi possono essere differenti nelle varie aree del Paese, per questo è importante che ogni regione si confronti con i dati di pertinenza e individui le specifiche strategie di miglioramento.

In questa analisi, da un punto di vista del ricercatore, quali sono le aree grigie, gli aspetti maggiormente incongruenti che l’hanno colpita?

Di sicuro, l’urgenza di affrontare il problema delle diseguaglianze geografiche. Tutti i cittadini hanno diritto ad un accesso equo a cure di qualità, ma i dati di prevalenza di diabete ed obesità oscillano notevolmente nelle diverse regioni italiane. Nel caso del diabete, abbiamo una prevalenza che varia tra il 3.2% e il 7.9%, con un evidente gradiente Nord-Sud. Parallelamente, il problema dell’eccesso ponderale riguarda dal 35% ad oltre il 50% dei cittadini nelle diverse regioni. Nelle regioni del Sud, una persona su 2 è in sovrappeso o obesa. Dato ancora più allarmante è la disomogeneità nei tassi di mortalità per diabete, che oscillano da 10 a 25 per 100.000 abitanti in regioni quali Valle D’Aosta, Trentino Alto Adige e Friuli Venezia Giulia e tra 39 e 55 nelle regioni del Sud.

Si parla di una rete diabetologica italiana ramificata e di eccellenza, ma anche della irrinunciabile interazione tra diabetologo e medicina territoriale nella lotta al diabete. Questa collaborazione è un’esperienza collaudata nella realtà o ancora da mettere a punto e perfezionare?

Negli ultimi anni sono stati fatti molti passi avanti sul tema della gestione integrata, ma anche in questo caso, purtroppo, prevale il concetto di variabilità geografica. L’Italia dispone di un Piano Nazionale della Malattia Diabetica che contiene tutti gli “ingredienti” necessari per lo sviluppo di un modello di cura cronica centrata sulla persona. La bontà del modello è ampiamente riconosciuta, ma l’implementazione all’interno delle regioni presenta notevoli difficoltà e disparità legate a barriere organizzative, disponibilità di risorse, ecc. Insomma, c’è ancora molto da fare.

Il concetto di pandemia viene ormai largamente accettato e il report evidenzia una stretta correlazione tra l’incidenza della malattia diabetica e il vivere e risiedere in grossi centri urbani: quali sono gli aspetti salienti a tal proposito?

I dati dell’iniziativa Roma Changing Diabetes confluiti nell’analisi del Report, ci mostrano che le disuguaglianze sono presenti non solo tra le regioni, ma anche tra quartieri di una stessa metropoli. Negli 8 distretti sanitari dell’area metropolitana di Roma, la prevalenza oscilla tra il 5.9% ed il 7.3%. Dalla ricognizione e l’analisi dei dati esistenti è emersa una stretta correlazione tra prevalenza di diabete e indicatori di stato socio-economico e di stili di vita, quali livello di scolarità, tasso di disoccupazione, utilizzo di mobilità lenta/trasporto privato ed indice di vecchiaia. Paradossalmente, nell’area metropolitana di Roma, nelle zone in cui l’età media è più elevata (ovvero nelle zone centrali della città) la prevalenza di diabete è inaspettatamente più bassa. Non è quindi l’età avanzata il maggior determinante della prevalenza di diabete, quanto piuttosto le diseguaglianze sociali e l’assetto urbano. Questi dati sono molto importanti perché creano un “caso modello” di studio della relazione tra diabete e territorio, utile per lo sviluppo di nuove politiche di welfare sanitario urbano. L’interesse su questo nuovo modo di guardare al diabete, in cui oltre alla persona con diabete e alle strutture sanitarie cui accede c’è anche l’ambiente in cui vive, è elevato e con lo stesso approccio verranno studiate altre aree metropolitane italiane nel tentativo di ridurre questo trend per il quale “la città” rischia di rappresentare un fattore di rischio per il diabete e le sue complicanze.

In considerazione dell’importanza dello stile di vita, dei fattori culturali e socioeconomici così cruciali nel contrasto alla “diabesità”, quanto considera importante lo sviluppo e l’implementazione di programmi specifici educativi nelle scuole primarie?

Investire sui bambini è fondamentale, considerando l’enorme problema del sovrappeso/obesità tra gli studenti delle scuole elementari e considerando che i bambini obesi di oggi saranno presumibilmente gli adulti con diabete di domani. Attivare politiche di informazione e prevenzione è molto complesso. Promuovere la cultura dell’alimentazione sana e dell’attività fisica tra i bambini e i ragazzi e favorire lo sviluppo di città accoglienti dove i bambini e i ragazzi possono vivere in modo salutare sono le armi più potenti a nostra disposizione per invertire i trend di questa pandemia.

 

Il documento completo dell’Italian Diabetes & Obesity Barometer Report è disponibile al sito http://ibdo.it

 

Contatti

Dott. Antonio Nicolucci

CORESEARCH – Center for Outcomes Research and Clinical Epidemiology, S.r.l.

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