A colloquio con il Dott. Antonio Nicolucci

 

Una vera pandemia, confermata dai dati epidemiologici: sono più di 400 milioni le persone nel mondo colpite da diabete.

I numeri sono impietosi. Nel 2015, si calcola una prevalenza del diabete pari all’8,8% della popolazione adulta: 415 milioni di pazienti, cioè 1 ogni 11 persone adulte. E nel 2040 il dato è destinato ad aumentare raggiungendo il 10,4% di prevalenza con 642 milioni di pazienti.

L’allarme è sottolineato da un prestigioso gruppo di studiosi italiani che collaborano all’Italian Barometer Diabetes Observatory (IBDO) Foundation ed è stato portato all’attenzione della classe politica in occasione di una presentazione tenutasi il 4 Aprile scorso nella sala “Aldo Moro” alla Camera dei Deputati.

La pandemia diabete riguarda infatti molto da vicino il nostro Paese, dove si calcola che sia responsabile di 73 morti al giorno. Un’emergenza tale da giustificare la nascita di una rete istituzionale e di esperti che da anni si occupa dell’analisi approfondita e dell’informazione sui rischi dovuti a questa malattia.

L’Italian Barometer Diabetes Observatory (IBDO) Foundation è un think tank con lo scopo di affrontare il diabete attraverso un confronto continuo sulle tematiche cliniche, sociali, economiche e politico-sanitarie.

Uno dei principali frutti della collaborazione degli esperti è la pubblicazione del Diabetes and Obesity Barometer Report, giunto alla sua decima edizione e presentato a Montecitorio.

Da quest’anno, anche l’ISTAT ha preso parte alla realizzazione del volume coordinato dal Professor Domenico Cucinotta. Il Report costituisce un importante stimolo alla riflessione sui grandi temi che riguardano il diabete e l’obesità nel nostro Paese.

Cattivi e frequenti alleati del diabete sono infatti i chili di troppo. Nel 2014, si è potuto stimare in 1,9 miliardi il numero di adulti in sovrappeso, vale a dire il 39% della popolazione mondiale. L’obesità, dal canto suo, riguarda 600 milioni di persone.

“In Italia”, afferma il Professor Cucinotta, “esistono ad oggi più di 3,5 milioni di persone con diabete noto, circa 1,5 milioni che non sanno di averlo e altri 4,5 milioni con prediabete. Quasi 10 milioni di italiani devono quindi fare i conti o sono comunque destinati a fare i conti con questa patologia e a questi vanno aggiunti i loro familiari. Tra 10 anni, in ogni famiglia italiana vi sarà una persona con diabete o prediabete”.

Il diabete “assorbe” circa l’8% della spesa del Sistema Sanitario Nazionale, con un costo totale pari a circa 8,25 miliardi di euro all’anno. A questo vanno aggiunti i costi individuali non coperti dal SSN, i costi indiretti tangibili quali l’assenza dal lavoro con mancato guadagno, l’impegno dei familiari e i costi indiretti intangibili o morali correlati alla disabilità, alla qualità e ed alla “quantità” di vita.

Si è detto dell’obesità, ma vanno ricordate anche le complicanze associate a questo potente killer. Il 15% delle persone con diabete soffre di patologie coronariche. Il 22% presenta retinopatia ed è a rischio di cecità, il 38% presenta alterazioni della funzionalità renale ed è a rischio di dialisi, il 3% presenta problemi ai piedi ed è a rischio di amputazione.

Quello che l’evidenza scientifica permette di misurare è che un trattamento efficace può ridurre del 50% il rischio di sviluppare le costose complicanze del diabete. Ma, ancora, si è distanti da risultati francamente soddisfacenti, spesso a causa della sottovalutazione della patologia.

Il dottor Antonio Nicolucci, uno dei massimi esperti internazionali di epidemiologia clinica del diabete è membro del comitato esecutivo di IBDO e presidente del Data Analysis Board della Fondazione. Lo incontriamo nella sede di CORESEARCH a Pescara, società da lui diretta, impegnata nell’analisi e nell’elaborazione di dati, indicatori e statistiche pubblicate nel Diabetes and Obesity Barometer Report.

Dottor Nicolucci, di fronte a una diffusione così estesa e preoccupante della condizione diabete, qual è il ruolo del Barometer Report?

Il Barometer Report nasce dal frutto della collaborazione fra IBDO Foundation, ISTAT e CORESEARCH e rappresenta un importante documento informativo che riassume i dati riguardanti l’impatto clinico, sociale ed economico del diabete e dell’obesità in Italia.

Siamo arrivati alla sua decima edizione e il Barometer Report rappresenta ormai un documento unico, anche nel panorama internazionale, per la sua ricchezza di informazioni. In esso viene sviluppata una lettura a 360 gradi del binomio diabete/obesità nel nostro Paese permettendo di tracciarne l’evoluzione nel tempo. Oltre ai dati nazionali, sono presenti dettagli regionali, utili per le scelte politiche di allocazione delle risorse e di organizzazione dell’assistenza anche a livello più capillare.

Il lavoro di analisi e monitoraggio di questa ingente mole di dati ci mette in condizioni tali da valutare una varietà di indicatori per delineare strategie a breve, medio e lungo termine in grado di determinare reali cambiamenti gestionali.

In che modo la sua società collabora al progetto?

Nell’ambito di questa collaborazione, CORESEARCH ha svolto un ruolo fondamentale nella raccolta,  valutazione critica e sintesi di tutte le fonti documentali che hanno portato alla stesura del Report. L’apporto di CORESEARCH è risultato particolarmente importante alla luce della consolidata esperienza nell’ambito dell’epidemiologia clinica e della farmacoeconomia applicate allo studio delle malattie croniche, in primis il diabete.

E per la salute nella nostra penisola? Emergono dal Report differenze territoriali riguardo il diabete? L’Italia dell’organizzazione sanitaria sembra ancor più stretta e lunga di quella geografica…

Il Report documenta con chiarezza che sono soprattutto le regioni del Sud a doversi confrontare con l’elevata prevalenza di diabete e obesità. La percentuale di persone con diabete in alcune regioni del Sud è più che doppia rispetto a regioni del Nord. Un trend analogo si riscontra per quanto riguarda l’obesità e la sedentarietà, molto più frequenti nel meridione.

Ancora più allarmante il dato che riguarda l’eccesso ponderale in età scolare: nel Sud un bambino su due risulta essere in sovrappeso o francamente obeso. Purtroppo, la frequenza più elevata di diabete si riscontra nelle fasce di popolazione con maggiori problemi socio-economici, più rappresentate nel meridione d’Italia, afflitto anche da maggiori problemi assistenziali a causa del deficit economico e dei problemi organizzativi.

Sul piano della terapia, sono disponibili farmaci e dispositivi che permettono di migliorare fortemente il controllo del diabete rispetto al passato. Il costo delle novità è però spesso troppo elevato per una sanità pubblica in cronica difficoltà di cassa. Quali sono le pratiche terapeutiche al tempo stesso più sostenibili ed efficaci?

L’armamentario terapeutico per il trattamento del diabete si è arricchito negli ultimi anni di nuove classi di farmaci che coniugano all’efficacia clinica un profilo di sicurezza migliore rispetto a molte delle terapie tradizionali.

In particolare, i nuovi farmaci non presentano due effetti spiacevoli quali il rischio di ipoglicemie e l’aumento di peso, che spesso condizionano l’aderenza del paziente alla terapia e, nel caso delle ipoglicemie, possono essere responsabili di conseguenze molto serie. Una maggiore aderenza alle terapie vuol dire maggiore possibilità di ottenere un buon controllo metabolico, con impatto positivo sul rischio di sviluppare le complicanze e sulla qualità della vita. Nel valutare il profilo di costo-efficacia dei nuovi farmaci non possiamo quindi focalizzare l’attenzione solo sul costo del trattamento, ma dobbiamo necessariamente considerare i risparmi derivanti dalla riduzione dei ricoveri in ospedale per le ipoglicemie e le complicanze croniche, così come dalla riduzione dei costi indiretti legati alla perdita di produttività. Mi preme ricordare che oltre il 50% dei costi diretti del diabete è da attribuire ai ricoveri in ospedale, mentre la spesa per i farmaci anti-diabete rappresenta meno del 7%.

I dati del Barometer Report sembrano individuare uno stato di cose spesso colpevolmente sottovalutate. È del tutto inibito uno spiraglio di fiducia e positività nella lotta alla regressione del diabete?

Il quadro che emerge dal Report è variegato e non mancano segnali positivi. Ad esempio, la riduzione della mortalità per diabete e delle ospedalizzazioni inappropriate, suggestive di un miglioramento dell’assistenza. È vero, però, che non c’è rallentamento nella crescita della prevalenza del diabete, segno che le manovre preventive messe in atto non sono ancora sufficienti ad arginare il fenomeno. Qualche segnale positivo sembra provenire dallo stabilizzarsi della prevalenza dell’obesità ma non possiamo abbassare la guardia poiché continua ad attestarsi su livelli elevati sia fra gli adulti che, dato ancor più preoccupante, fra i bambini.  

Se dovesse elencare tre armi antidiabete irrinunciabili e utilizzabili da organizzazioni sanitarie, società scientifiche, pazienti etc., a quali penserebbe?

La lotta al diabete passa sicuramente attraverso tre punti cardine. In primo luogo, la prevenzione primaria della patologia attraverso l’informazione della popolazione e la promozione di stili di vita salutari. Quindi, la diagnosi e il trattamento tempestivi dei nuovi casi di diabete. E ancora l’equità di accesso a cure efficaci e appropriate per le persone con diabete, al fine di prevenire le complicanze acute e croniche della malattia.

 

Il Report è disponibile presso il sito dell’Italian Barometer Diabetes Observatory http://www.ibdo.it/