Il miglioramento della condizione psicologica ed emotiva della persona con diabete produce chiari benefici sul controllo metabolico e sulla qualità della vita del paziente stesso.

È quanto testimoniano i dati dello Studio BENCH-D che, con la partecipazione di 26 centri di diabetologia in 4 regioni (Piemonte, Marche, Lazio, Sicilia) e il coordinamento metodologico e operativo di CORESEARCH, ha valutato oltre 2mila persone con diabete di tipo 2.

Si stima che la depressione riguardi circa il 10% delle persone con diabete di tipo 2, mentre la condizione angosciosa di distress legata al diabete raggiunga il 60% di tali soggetti. È sempre più intenso il dibattito scientifico su approcci innovativi nella gestione clinica e degli aspetti psicosociali nel diabete di tipo 2. Per queste ragioni, gli autori del BENCH-D sono stati invitati dal Comitato Scientifico del 53° Congresso dell’EASD (Associazione Europea per lo Studio del Diabete, Lisbona 11-15 Settembre 2017) a tenere una presentazione orale riguardante i nuovi dati emersi dallo Studio.

Il BENCH-D è partito dalla valutazione dei dati clinici in 2.390 cartelle elettroniche di pazienti considerati nelle analisi per la produzione degli Annali AMD, consolidato patrimonio di conoscenza promosso dall’Associazione Medici Diabetologi in collaborazione con CORESEARCH. Lo Studio si è poi concentrato su oltre 1.600 pazienti con età media di 65 + 10 anni e durata del diabete di 13 + 12 anni, seguiti fino a 18 mesi di distanza quando sono state esaminate possibili variazioni degli indicatori oggetto della ricerca.

La condizione di distress collegato al diabete è stata misurata utilizzando il questionario PAID-5 Problem Areas in Diabetes 5, validato e utilizzato in ambito internazionale in numerosi studi sul distress. Altri nove differenti questionari focalizzati a rilevare indicatori patient centered (benessere psicologico, benessere fisico, empowerment, barriere al trattamento, self-care, soddisfazione per il trattamento farmacologico, soddisfazione per la comunicazione con il medico, soddisfazione per il chronic care model, supporto sociale percepito), scientificamente validati, sono stati auto-somministrati ai pazienti.

La popolazione di diabetici in esame è stata suddivisa in tre gruppi principali (terzili) in base alla variazione di punteggio del PAID 5 dai valori basali al follow-up. I gruppi sono stati identificati per aver rispettivamente migliorato, non modificato e peggiorato il loro livello di distress nell’arco di 18 mesi. Tali variazioni sono state messe quindi in correlazione con i valori di condizione metabolica e i risultati ottenuti nei nove questionari compilati dai pazienti.

Come precisa Maria Chiara Rossi, Clinical Project Manager di CORESEARCH, “questa è la prima di una serie di attività di ricerca e di analisi innovative mirate ad approfondire le conoscenze sulla correlazione esistente tra indicatori clinici e indicatori centrati sulla persona”.

Ciò che in sintesi evidenzia lo Studio BENCH-D è che un approccio educativo diretto alla persona con diabete che generi una sua più elevata consapevolezza della condizione è associata a livelli più soddisfacenti di distress. Tale miglioramento correla poi in modo chiaro e significativo con i benefici metabolici (profilo favorevole dei livelli di HbA1c) e con quelli desumibili dagli altri indicatori patient centered. Infatti, i risultati dei questionari hanno rivelato che a gradi di miglioramento psicologico ed emotivo maggiori corrispondono una maggior soddisfazione e aderenza al trattamento, una miglior attitudine all’autonomia nella cura e una percezione concreta di miglior benessere fisico e psicologico.

“Abbiamo documentato l’associazione tra un miglioramento del distress legato al diabete e il miglioramento del controllo metabolico oltre a varie misure di qualità della vita e soddisfazione nei pazienti con diabete di tipo 2”, sottolinea la dottoressa Rossi. “Questo documenta che il distress correlato al diabete potrebbe rappresentare un obiettivo chiave nei programmi di educazione riferita sul paziente. Gli indicatori centrati sulla persona possono essere monitorati con questionari semplici e validati e potrebbero costituire una componente integrale nella valutazione della qualità della cura”, precisa Rossi.

“Il BENCH-D”, conclude la ricercatrice di CORESEARCH, “dimostra, in definitiva, che grazie a percorsi educativi mirati a ridurre il peso percepito della malattia, a superare paure e barriere poste dalla condizione, a sviluppare autonomia nella gestione della cura e ad avere una comunicazione più efficace con il team diabetologico, è possibile raggiungere il duplice obiettivo del miglioramento clinico e psicosociale”.

 

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Dott.ssa Maria Chiara Rossi

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